Scherzi e leggende

Scherzi Goliardici

Essendo i goliardi sicuramente amanti delle burle e dei bagordi, ma pur sempre persone dotate di una certa cultura, essi preparano spesso con gran cura i loro famosi scherzi, al fine di limitare il più possibile il danno altrui e la responsabilità propria.
Con l’aiuto di studenti di Giurisprudenza, e magari di qualche vecchio goliarda già laureato, tentano sempre di evitare il perfezionamento di veri e propri reati.
Teniamo qui a precisare che la stragrande maggioranza degli scherzi sono assolutamente innocui e perlopiù improvvisati sul momento; ci stiamo occupando in questa sede di atti clamorosi che possono coinvolgere intere città e che, di conseguenza, avvengono assai più di rado.

Scherzo

Uno scherzo classico, dalle origini cinquecentesche, è il furto della famosa “Secchia rapita”, immortalata dal Tassoni nell’omonimo poema comico. Si tratta della celebre Secchia custodita all’interno della torre della Ghirlandina a Modena.
La Secchia è un rustico recipiente in ferro e legno, sottratto dai modenesi ai bolognesi durante la battaglia di Zappolino del 1325, divenuto in seguito oggetto di disputa tra le due città ed infine simbolo di Modena. Due arditi goliardi bolognesi entrarono nella torre come turisti e sottrassero il prezioso cimelio lasciando al suo posto un vaso con un pesciolino rosso ed una pergamena in cui si richiedeva il riscatto a base di prosciutti, forme di grana e damigiane di lambrusco.
In città fu il panico, ma grazie alla collaborazione delle autorità universitarie felsinee, alla mediazione del “Fittone” e allo spirito scherzoso del sindaco di Modena, tutto si risolse in una solenne abbuffata in un’osteria sita al confine tra gli antichi territori comunali delle due città. Ma oltre il danno la beffa: gli studenti non restituirono direttamente la Secchia al sindaco (che sarebbe stato obbligato a procedere penalmente), ma consegnarono a Sandrone, noto cabarettista locale, una mappa del tesoro. Dopo ore di ricerche seguendo le astruse indicazioni, si scoprì che la Secchia si trovava ancora all’interno della Ghirlandina, in un anfratto della cella campanaria!

Dracula

Episodio simile avvenne a Padova nel 1985 durante una mostra sulla storia e sul mito di Dracula. Nottetempo scomparve il grande ritratto del Principe delle Tenebre e fu trovato solo un foglio recante un laconico messaggio: ”Ho solo ripreso ciò che era mio”, firmato: il conte Dracula! Il giorno successivo l’Assessore alla Cultura ricevette dai goliardi una richiesta di riscatto sempre a base di vino, mortadelle e prosciutti.
Scoppiò lo scandalo: polemiche, accuse, scarichi di responsabilità, minacce di querele; le autorità risposero fermamente: ”Non cederemo al ricatto!” I goliardi controbatterono dichiarando pubblicamente di essere pronti a tagliare un orecchio a Dracula in caso di mancato pagamento. La mediazione del Tribunato degli studenti indusse il Comune a pagare, e anche qui gran caccia al tesoro, per scoprire dopo ore ed ore, che il quadro era nascosto dietro ad un pannello posto a soli tre metri dal luogo originario! La gran cena, offerta dal proprietario del dipinto, concluse la vicenda.
Nei due episodi ora citati, siamo in presenza di reati solo presunti (sempre che si prescinda dalla violazione di domicilio nel secondo caso), poiché gli autori evitarono scientemente che si perfezionasse il reato di furto. Elemento essenziale del delitto in questione, è lo spossessamento (“contrectatio”) del proprietario, consistente nella “amotio” del bene, ovvero nello spostamento della cosa dal luogo in cui si trova, e nella ”ablatio”, ossia nel trasferimento di esso al di fuori della sfera di custodia del proprietario stesso. Mancando nei casi sopra riportati quest’ultimo elemento, non vi è lo spossessamento e quindi il reato di furto non sussiste.

Rapimenti famosi

Un altro “ratto” clamoroso fu quello del palio di Siena avvenuto nel 1967.
Dopo una notte trascorsa all’interno del Duomo, tre goliardi bolognesi (Kalimero, Grandi e Forti), riuscirono a trafugare l’ambito trofeo e a dileguarsi. Alla richiesta di riscatto l’intera città insorse, e solo un attento lavoro diplomatico evitò pericolose rappresaglie. Ciononostante il gastronomico pagamento avvenne, e in molti derisero la scarsa capacità di stare agli scherzi dei senesi.
In questo caso il reato si era perfezionato, ma la volontà di restituzione, il fatto di essere goliardi e l’opera di mediazione delle istituzioni universitarie, evitarono ai colpevoli conseguenze di carattere penale.
Famosi sono pure i rapimenti, non quelli tra goliardi, ove non si adiscono le vie legali per consuetudine, quanto quelli che coinvolgono personaggi famosi. Vittime illustri furono Renzo Arbore (rilasciato in cambio di un concerto improvvisato sul piazzale di un autogrill), Renato Pozzetto, Enzo Jannacci, Renato Rascel, Walter Chiari, le gemelle Kessler, Enrico Maria Salerno, Alessia Marcuzzi, e molti altri, liberati in cambio di biglietti gratis per i loro spettacoli e foto ricordo tutti insieme.
In situazioni simili, spesso i “vip” dimostrano prima incredulità e confusione, ma poi sono ben felici di collaborare, farsi un po’ di pubblicità e di divertirsi con gli studenti. Non abbiamo riscontrato casi di querele.
Clamoroso fu il rapimento, nel 1994 a Teramo, di un’intera squadra femminile ungherese di pallamano, giunta in Italia per un torneo. Cinquecento litri di vino e cento metri di salsicce il riscatto! Gli organizzatori avvertirono la questura, fu informata l’ambasciata ungherese, si rischiò, in pratica, un incidente internazionale.
Le atlete furono ritrovate in un albergo fuori città che ballavano o nuotavano in piscina, ben contente del rapimento e della nuova sistemazione, a spese dei goliardi, sicuramente più confortevole del piccolo centro sportivo teramano. Pagamento del riscatto e gran festa nella centrale Piazza Sant’Anna la sera stessa.

Memorabile fu…

Memorabile fu la burla della riapertura, in via sperimentale, delle case di tolleranza, architettata nel 1972 dai goliardi della Sacra Vola del Teschio di Torino in collaborazione con il S.O.T.C.. Decine e decine di manifesti uguali a quelli degli editti comunali furono affissi in tutta la città, con tanto di tariffario . Il risultato fu una gran bolgia di gente che si affollò davanti a Palazzo Madama, sede scelta per questo atipico e singolare esperimento.